01 Casello 23 a Boretto, 1945

 

Casello 23, 1945

Il casello 23 a Boretto, come visibile oggi.

Il casello 23 a Boretto, come visibile oggi.

Nel 1927 Benito Mussolini aveva inaugurato la linea ferroviaria che collegava Reggio Emilia a Boretto. Era una tratta di 26 km, che da Reggio Santa Croce raggiungeva Boretto, via Sesso, Cadelbosco Sopra, Cadelbosco Sotto, Castelnuovo Sotto, Poviglio.

Durante la guerra mondiale la linea assume una particolare rilevanza come collegamento tra Reggio e il Po. Come tale viene ampiamente utilizzata dall’occupante tedesco; e di conseguenza diventa obiettivo di numerose azioni partigiane. Già all’inizio di luglio del 1944 i sappisti attaccano i convogli fascisti e provocano 3 deragliamenti. Tra l’ 8 e il 12 dicembre danneggiano diversi altri vagoni.

L’azione partigiana risulta insopportabile dai tedeschi che intervengono con un massiccio rastrellamento a inizio 1945. Durante l’operazione però la neonata 77° Sap “Fratelli Manfredi”, costituitasi all’inizio dell’anno e comandata da Renato Bolondi “Maggi”, riesce a fare prigioniero un sottufficiale tedesco, che avrebbe dovuto servire per uno scambio.

Il 5 gennaio il partigiano Felice Montanari “Nero”, sedicenne originario di Canneto sull’Olio, del gruppo di Licinio Tedeschi “Marat”, si trova a presidiare il Casello 23 nei pressi del Cavo Fiuma, dove è recluso l’ostaggio tedesco. Viene attaccato dal nemico, ma pur solo e assediato, risponde coraggiosamente al fuoco. I tedeschi allora chiamano in causa i cittadini del posto, di cui si fanno scudo nell’attacco. Dopo oltre due ore, esaurite munizioni e di possibili aiuti, per salvare gli ostaggi ed evitare di cadere vivo nelle mani del nemico, Montanari si uccide, lasciando vivo il suo prigioniero per evitare rappresaglie. Lascia sul muro la scritta “Perduto, portate un fiore”.

I fascisti locali entrano nel casello, salgono nella stanza dove si trova il corpo di Nero e lo buttano dalla finestra. I tedeschi invece lo portano a Boretto e prima di seppellirlo gli rendono gli onori militari. L’azione della Sap però non rallenta; ed anzi il gruppo si rende protagonista di importanti battaglie a Fabbrico e Fosdondo.

Dal 1955 la linea ferroviaria Reggio – Boretto non è più in funzione, ma diversi caselli sono stati recuperati e sono utilizzati come luoghi pubblici.

Riferimenti:
N.Bacchi – F.Cagnolati, a cura di, Felice Montanari (Nero). L’eroe del Casello 23, Boretto 1975, poi Nuova Stampa, Viadana 1995, poi Bertani, Cavriago 2010
A.Zambonelli, Poviglio storia di lotte, Poviglio 1978
Storia e memoria della Resistenza a Poviglio, Istoreco, Reggio Emilia 2006
F.Angoscini, Giuseppe Bonfatti, partigiano comunista, Colibrì, Paderno Dugnano 2015
www.anpireggioemilia.it

La Resistenza a Boretto

Luogo

Casello 23 a Boretto – Via Finghè, a fianco Canale Derivatore – Boretto (RE)

    Felice “Nero” Montanari

Felice Montanari era un sedicenne piccolo e magro, nato nel mantovano ed entrato giovanissimo nella Resistenza con nome di “Nero”. All’alba del 5 gennaio 1945, si trovava isolato dal resto del proprio gruppo, in un casello ferroviario abbandonato, tra Poviglio e Boretto, a guardia di un prigioniero, un ufficiale tedesco che avrebbe dovuto servire da scambio con alcuni partigiani già prigionieri. Individuato e circondato dai nazifascisti, Montanari venne circondato e comincio a difendersi sparando ora dall’una, ora dall’altra finestra, lanciando bombe e costringendo gli assalitori a mettersi al riparo, tanto che questi credettero di trovarsi di fronte ad un gruppo invece che un singolo partigiano. Dopo 2 ore le munizioni finirono e il giovane  “Nero” non riuscì ad aprirsi un varco e fuggire, né gli altri partigiani erano in grado di portargli aiuto. I nazifascisti presero dei civili e li usarono come scudi umani, e  “Nero” a questo punto, a corto di munizioni, prima liberó il prigioniero e poi si sparó un colpo alla testa.

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